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Un documento che cita uno dei tanti incendi generati in Bussolengo dagli Alemanni.

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È stato l’uomo del sorriso e della partecipazione, volentieri aiutava chiunque volesse fare ricerche.
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Una grande storia quella della Filanda dei Danese.
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E sempre difficili sono state le loro vite, ma quella di Ferdinando è sicuramente tragica.
22 Giu 2017
Durante la recente Festa di San Valentino il Gruppo Noi ha organizzato una bellissima mostra sulla
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31 Maggio 2017
Per ricordare l'indimenticabile arciprete mons. Angelo Bacilieri riportiamo
l'iscrizione funebre che appare sulla registrazione della sua morte.

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E’ peccato guardare oltre le tende.

Agli inizi del 1900 era parroco di Bussolengo mons. Angelo Bacilieri, fratello del cardinale Bartolomeo Bacilieri vescovo di Verona. Era un uomo deciso, profondamente radicato nella mentalità del suo tempo; l'autorità era il suo punto forte e forse anche il suo punto debole.

Due cose soprattutto avevano il potere di farlo arrabbiare: le donne con le maniche corte ed i bambini che giocavano sul piazzale davanti alla canonica; per entrambi aveva una spiccata avversione. Il suo umore era peraltro facilmente controllabile: se il tricorno con fiocco era ben ritto sulla testa, tutto era tranquillo, ma se il berretto era calato indietro sulla nuca, era meglio girare alla larga. La domenica pomeriggio in chiesa si tenevano le sante funzioni, i bambini di prima, seconda e terza elementare andavano al catechismo, gli altri invece si recavano in chiesa per la recita del rosario o del vespero per poi ascoltare il loro catechismo, Era la quarta classe (il nome deriva proprio dal fatto che le scuole si fermavano alla terza elementare per cui tutti gli altri appartenevano a questa ipotetica quarta classe).

In chiesa (parliamo ovviamente della sola parte vecchia) non vi erano microfoni e come in quasi tutte le chiese, per farsi sentire meglio, il predicatore saliva sul pulpito che era posto in posizione mediana rispetto alle persone (nella nostra chiesa era posto tra l'altare della Madonna e quello del Sacro Cuore) in modo che tutta la gente lo potesse udire facilmente.

Il pulpito divideva in due parti la chiesa, dalla parte verso l'altare maggiore si mettevano gli uomini che non avevano banchi ma sedie (i sacrestani per arrotondare le entrate portavano fuori tutte le sedie e per sedersi bisognava fare una piccola offerta e portarsi dentro la "carega") , dalla parte opposta verso il fondo della chiesa si mettevano le donne; vi era allora la "porta dei omeni" che immetteva lateralmente nella parte a loro riservata e la "porta dele done", che immetteva dal fondo della chiesa; la porta laterale che ora è nascosta dalla tenda e che si trova dietro l'altare centrale era considerata "porta dele done", gli uomini potevano usarla per uscire nelle feste di grande affluenza.

All'inizio delle funzioni tutti pregavano con lo sguardo rivolto verso l'altare maggiore, ma al momento della predica gli uomini giravano la loro sedia verso il pulpito trovandosi quindi ad incrociare il loro sguardo con quello delle donne. Per evitare ogni problema, veniva allora tirata una tenda verde alta circa un metro e mezzo. La tenda era tesa davanti alle due file di banchi ed era sorretta da appositi paletti intarsiati.

Era peccato guardare oltre la tenda. Chi ci provava perdeva la vista e se non si perdeva la vista si faceva in ogni caso peccato e se non si sentiva il peccato ci pensavano i "beatini", uomini di provata fede che avevano il compito di vigilare passeggiando su e giù per la chiesa; erano le persone che durante le processioni svolgevano Io stesso compito lungo il percorso.

Marito e moglie andavano in chiesa insieme ma entravano da porte diverse, le cose cambiarono con l'arrivo degli operai della SIMA che lavoravano per la costruzione della centrale elettrica di via S. Salvar. Erano degli autentici toscanacci, e per giunta comunisti; pochi andavano in chiesa, ma quei pochi ci andavano insieme marito e moglie negli stessi banchi e .....del peccato della tenda a poco a poco si perse la memoria.

G.U.
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La Provence
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